La porta dei monti

 

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Mauro Chiorri

La flora

Il paesaggio della regione Marche, a causa del forte sviluppo della meccanizzazione agricola e più in generale dell’azione dell’uomo, si presenta oggi completamente modificato. Delle foreste che coprivano quasi completamente le colline e le vallate marchigiane non restano che sottili formazioni ripariali, piccoli lembi boschivi, siepi alberate, siepi arbustive e residui esemplari di querce un tempo più numerose perché coltivate per la produzione della ghianda. Siepi alberate, impreziosite dalla presenza di numerosi esemplari di querce secolari, si sono miracolosamente salvate dalla scure dell’uomo e oggi costeggiano la vecchia strada che un tempo conduceva a Collepaganello denominata Gambelunghe. Salendo, sulla sinistra i campi sono ancora coltivati per un lungo tratto poi si assiste ad uno sviluppo della vegetazione autoctona. Sulla destra, nei vecchi campi, un tempo attraversati da filari di viti con alberi da frutto, si assiste al cosiddetto dinamismo della vegetazione.
Oltre alle spettacolari roverelle (Quercus pubescens), con diversi esemplari plurisecolari, censiti dal Corpo Forestale dello Stato e inseriti nelle Formazioni vegetali monumentali della Regione Marche, tra le specie arboree incontriamo: l’acero oppio o campestre (Acer campestre), utilizzato un tempo per maritare la vite; il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l’olmo campestre (Ulmus minor), l’orniello (Fraxinus ornus), la robinia (Robinia pseudacacia) specie naturalizzata piuttosto invadente. Più sporadica è la presenza del bagolaro o albero dei rosari (Celtis australis), dell’acero minore (Acer monspessulanum). In forma arbustiva o piccolo albero abbiamo il nocciolo (Corylus avellana), l’alloro (Laurus nobilis) e il sambuco (Sambucus nigra).
Tra gli arbusti molto frequentemente incontriamo il prugnolo (Prunus spinosa), il sanguinello (Cornus sanguinea), il biancospino (Crataegus monogyna), il dondolino (Coronilla emerus), la berretta da prete (Euonymus europaeus), il lauro-tino (Viburnum tinus), il corniolo (Cornus mas) e la spinacristi (Paliurus spina-christi) che nel tratto più a monte forma una siepe quasi pura, inoltre rari esemplari di fillirea  (Phillyrea latifolia), il caprifoglio peloso (Lonicera xylosteum) e, in prossimità di una recinzione di abitazione, un esemplare di agazzino (Pyracantha coccinea), difficile da dire se spontaneo. Nei punti più soleggiati rinveniamo la rosa selvatica comune (Rosa canina), la ginestra (Spartium junceum), il ginepro rosso (Juniperus oxycedrus) e lo scotano (Cotinus coggygria).
Inoltre, alla formazione della siepe partecipano: il rovo (Rubus fruticosus), il pungitopo (Ruscus aculeatus), l’asparago (Asparagus acutifolius) e specie lianose cioè rampicanti come la vitalba (Clematis vitalba), l’edera (Hedera helix) e la robbia (Rubia peregrina). Negli ambienti aperti e soleggiati è molto frequente la santoreggia montana (Satureja montana), specie aromatica con fusti legnosi alla base, che non supera i 50 cm di altezza. 

Le siepi -Nonostante le aggressioni subite da parte dell'uomo, nell'entroterra marchigiano sono ancora presenti le siepi che spesso delimitano appezzamenti terreni, un tempo elementi caratterizzanti della nostra campagna. Oltre al valore estetico, questi piccoli ecosistemi assolvono un ruolo ecologico estremamente importante per il rifugio e le possibilità alimentari che offrono a numerose specie faunistiche, contribuendo a limitare il numero di popolazioni di insetti spesso dannosi, guarda caso, proprio all'agricoltura. Inoltre le siepi hanno la funzione di evitare l'erosione del suolo, di trattenere l'acqua delle precipitazioni atmosferiche in modo da evitarne il rapido scorrimento verso valle, di spezzare la forza del vento,  di conservare un buon livello di biodiversità.    Tra gli arbusti che costituiscono le siepi ricordiamo il corniolo (Cornus mas), il sanguinello (Cornus sanguinea), la rosa selvatica (Rosa canina), il rovo (Rubus fruticosus), il prugnolo selvatico (Prunus spinosa), la berretta da prete (Euonymus europaeus) ed il biancospino (Crataegus monogyna), la marruca (Paliurus spina-christi), il sambuco (Sambucus nigra), la vitalba (Clematis vitalba), il pungitopo (Ruscus aculeatus). Per la salvaguardia di questi ambienti, anche se in ritardo, la Regione Marche ha varato una legge (la n. 8 del 10/1/1987) che vieta la distruzione delle siepi.

Dinamismo della vegetazione
Nel giro di alcuni anni, nei campi abbandonati si insedieranno falasco (Brachypodium rupestre), arbusti di rosa canina, di rovi, di ginestra, di ginepro, poi di roverella, di carpino nero, di aceri e così via. Lo stato di arbusteto tenderà gradualmente a trasformarsi in bosco ma per raggiungere lo stadio di climax (stadio di massima stabilità ecologica), dovranno passare decine e decine di anni se non alcuni secoli, naturalmente eliminando ogni tipo di intervento antropico.

Domenico Zamponi - Botanico

 

La fauna

Il sentiero naturalistico “Gambelunghe” rappresenta un ecosistema ricco e diversificato ed è un corridoio di collegamento biologico  tra la città di Fabriano e i boschi di latifoglie e conifere presenti nella frazione Collepaganello.
Tra i mammiferi tra i canidi vi è la presenza della Volpe Vulpes vulpes, e che si nutre in prevalenza di piccoli roditori e del Lupo Canis lupus lupus.
E’ stata rilevata la presenza nella parte alta del sentiero vicino alla pineta di Collepaganello di una pista su neve di due individui di Lupo che inseguivano dei Cinghiali nel mese di dicembre 2014.
Tra gli Artiodattili vi è la presenza del Cinghiale Sus scrofa e del Capriolo Capreolus capreolus.
Tra i Roditori vi è la presenza dello Scoiattolo appenninico Sciurus vulgaris con la tipica colorazione scura con il petto di colore bianco, che si nutre di noci, nocciole e delle numerose bacche presenti nell’area.
Vi è la presenza tra i Gliridi del Moscardino Moscardinus avellanarius, che si nutre di bacche, nocciole e vegetali e del Ghiro Glis glis, la cui densità di popolazione dipende dalla produttività di ghiande e bacche e frutti di vario genere presenti nel bosco.
Tra i mustelidi vi è la presenza del Tasso Meles meles, che utilizza delle tane scavate nel terreno, dove vive in clan familiari e si nutre di vegetali, lombrichi, piccoli roditori, cereali, frutti, insetti e funghi. Sempre tra i mustelidi vi è la presenza sia della Faina Martes foina e della Donnola Mustela nivalis.
Tra i lagomorfi è presente la Lepre Lepus europaeus.
Tra i mammiferi insettivori è presente l’utile Riccio Erinaceus europaeus.
Presente è anche l’Istrice Hystrix cristata, roditore, che si nutre di tuberi e vegetali.

Tra gli uccelli gli Strigiformi vedono la presenza dell’Allocco Strix aluco, della Civetta Athene  noctua e del Gufo comune Asio otus, che si nutrono di piccoli roditori come il topo selvatico Apodemus sylvaticus e di piccoli uccelli e dell’Assiolo Otus scops, presente solo nel periodo primaverile estivo, che nidifica nei grandi buchi delle querce secolari, conosciuto localmente anche come “chiu”, che è  il tipico verso notturno territoriale della specie. Nei vicini ambienti agricoli vive in Barbagianni Tyto alba, con il suo tipico volo silenzioso notturno e la sua colorazione molto chiara, specie minacciata dall’uso indiscriminato di pesticidi e diserbanti.
Le cavità delle grandi querce secolari offrono il nido tra i Picidi il  Picchio Rosso maggiore Dendrocopos major, che con il suo tambureggiamento scava i buchi nel tronco di questi patriarchi arborei.
Sempre tra i Picidi vi è il Picchio verde Picus viridis, simbolo della nostra regione, era l’animale totemico, che i Piceni seguirono quando colonizzarono le Marche nel IX Sec. A.C.
Tra i Passeriformi vi sono tra gli altri  come nidificanti il Fringuello Fringilla coelebs , il Cardellino Carduelis carduelis , il Verdone Chloris chloris , l’Averla Piccola Lanius collurio, il Pettirosso Eritachus rubecola, il Picchio muratore Sitta europaea ,il Lui piccolo Phylloscopus collybita e il Pigliamosche Muscicapa striata.
Tra gli Accipitriformi vi è la presenza della Poiana Buteo buteo, che nidifica nei rami più alti delle querce secolari.

Come ornitologo nel 2017 ho rilevato oltre 50 specie di uccelli nidificanti lungo il sentiero naturalistico, evidenziando una notevole ricchezza e diversità di specie.
Tra i rettili sono presenti il biacco  Hierophis viridiflavus e la biscia dal collare Natrix natrix, serpenti non velenosi molto utili nel controllo dei roditori. Presente anche la lucertola comune  Podarcis muralis e il Ramarro Lacerta bilineata.
Ta gli anfibi sono presenti il rospo comune Bufo bufo e la Raganella Hyla arborea minacciati dai cambiamenti climatici e dall’uso di pesticidi e diserbanti in agricoltura.

Questo ambiente composto da grandi patriarchi arborei come le Roverelle Quercus pubescens e le siepi di arbusti e alberi come i Biancospino Crataegus monogyna e Prugnolo Prunus spinosa è  l’habitat che permette la vita a tutte le specie faunistiche  suddette, creando anche un polmone verde per la città di Fabriano da preservare per le future generazioni, posto lungo il cammino antichissimo che da Fabriano arriva al monastero di San Silvestro di monte Fano, all’Eremo francescano di Valleremita e all’abbazia benedettina di San Biagio in Caprile a Campodonico di Fabriano. 

Jacopo Angelini - Faunista e ornitologo