La porta dei monti

 

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Mauro Chiorri

Tra due catene appenniniche

Le due catene principali della fascia montana corrispondono a due strutture anticlinali: la Dorsale Umbro-Marchigiana ad ovest e la Dorsale Marchigiana ad est, costituite da rocce prevalentemente calcaree.

L’area collinare che le separa corrisponde alla struttura sinclinatica del Bacino Marchigiano Interno con successione di piccole pieghe.

Il tutto inizia a nord, dopo la Colata della Val Marecchia, per scomparire man mano verso sud con le due dorsali principali che si fondono nella struttura dei Monti Sibillini.

   

L’andamento inclinato delle due Dorsali fa si che da quasi ovunque lo sguardo percepisce una ellisse subito metabolizzata in un paesaggio particolarmente interessante ed ancora quasi integro.

A questo si aggiunge la successione delle piccole pieghe che danno origine ad una vallata ampia e variegata con colline, prati, coltivi, boschi, siepi, ruscelli e torrenti intercalati da casolari sparsi, case coloniche, frazioni, borghi e cittadine.

Localizzazione geografica e conformazione morfologica hanno contribuito da sempre ad una particolare successione di insediamenti umani che qui hanno trovato, dalla preistoria ad oggi, particolari forme e modalità di evoluzione.

   

L’agglomerato urbano più noto è Fabriano.

In posizione baricentrica, ben protetto alle spalle dalle propaggini della montagna e con di fronte un’ampia ansa della vallata, ha concentrato nel tempo ville, castelli ed agglomerati vari con estensione politica e militare verso altri comuni.

Il passaggio, rifugio e permanenza di vari flussi umani ha favorito la formazione di destri artigiani, illuminati artisti, personaggi di grande cultura e variegate competenze, coraggiosi visionari con sempre più ampie aperture di nuovi orizzonti. Tra i primi e più importanti molti mistici eremiti alcuni dichiarati, poi, santi.

Con tutti, nella vallata si sviluppa una incredibile quantità di strutture, in particolare religiose, con annesse opere d’arte e manufatti di gran valore.

   

Anche la eccezionale valenza del comprensorio montano ha contribuito (sopra e sotto terra) a caratterizzare questa zona.
Per averne la conferma sotto terra, nel mondo ipogeo, basta citare la Grotta Grande del Vento a San Vittore.
In superficie è stata realizzata dal Club Alpino Italiano, nel tempo, una rete di sentieri escursionistici che con circa 1.200 km copre 9 Gruppi Montuosi e da cui derivano numerosi percorsi itineranti (da un giorno a lunghe percorrenze). Il tutto è brevemente riassunto in questa “bacheca” (inizialmente un posto di sosta bus cittadino).
Per il titolo di questo argomento ho scelto “La porta dei Monti” perché (essendo di Fabriano ed abitando a pochi metri dalla bacheca stessa) ritengo essere questo il luogo più significativo per entrare idealmente ma anche fisicamente in un mondo che guardiamo per abitudine ma che non vediamo, non ne capiamo l’essenza, non entriamo “dentro”, non lo utilizziamo per ricevere sensazioni, non lo rendiamo partecipe della nostra esistenza e, quindi, non lo curiamo e nemmeno lo utilizziamo per quanto vale.
Spesso, però, lo sfruttiamo!