6 in cerca di un 6000

 

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Mauro Chiorri

Premessa

Questo racconto è la sintesi della mia relazione (“ANDE ’80, 1^ spedizione alpinistica extraeuropea”) scritta  poco dopo il rientro e completa con tanti dettagli come: esami medici, medicinali, materiali, viaggio aereo, viveri, turismo, sovvenzioni, conteggi, corrispondenze, articoli ed altro, che all’epoca potevano essere utili per altre spedizioni.

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Ora, a luglio 2019, non ritengo siano più necessarie ma tutta la relazione originale è stata riportata in un libro dattiloscritto, stampato in proprio e all’epoca diffuso.

Alcune copie sono ancora disponibili.

     

Quando le Alpi non bastano

Una spedizione extraeuropea è caratterizzata da varie fasi, da diversi momenti che come tante tessere di un mosaico acquistano una forma ed un senso dal modo in cui sono combinate tra di loro. Anche in altre attività si verifica quanto sopra ma in queste le varie tessere sono più omogenee.
Quando nella spedizione il top è la conquista della vetta, tale evento offusca il resto e ciò porta inevitabilmente a trascurare nei resoconti tante altre esperienze, che in questa relazione si è cercato di evitare.

La spedizione “Ande ‘80” non può certamente essere annoverata tra i grandi avvenimenti alpinistici nazionali ne può generare particolari interessi per gli esperti, per gli addetti ai lavori.
Anche oggi, a cose fatte ed a mente fredda, ci rimangono dubbi su certe scelte, su questo o quel materiale, sul tipo di acclimatazione e via di seguito. Dubbi e problemi ne abbiamo avuti sin dall’inizio, dalla fase organizzativa e anche prima, possiamo dire, dal concepimento.
Il motivo di queste perplessità è molto semplice: abbiamo sempre operato, sia in fase organizzativa sia in fase operativa, al limite delle nostre capacità.
Non vogliamo inserirci in una graduatoria di valori ma semplicemente affermare che ciò che abbiamo realizzato potrebbe per gente più esperta rappresentare un semplice allenamento mentre per altra meno preparata risultare impossibile.
Per esempio, abbiamo conosciuto a Lima un portatore di handicap, Mario Gherardi di Bergamo, che ha una gamba fuori uso e cammina con le stampelle: si accingeva a scalare la più alta vetta del Perù, lo Huascaran di 6.768 m. Incontriamo spesso anche sulle nostre montagne gente che sale e scende per rocce sempre più acrobaticamente, sempre più da funamboli, sempre più meccanicamente, sempre più…
Messner conquista da solo, senza ossigeno, l’Everest; cinquanta alpinisti veneti operano contemporaneamente sull’Everest con una spedizione che ha del faraonico.
Nella zona in cui noi sei, con l’aiuto di due portatori, arrancavamo faticosamente per raggiungere un 6.000 di media difficoltà c’era il californiano Steve Brewer che scalava il Yerupajà, 6.634 m, la seconda cima del Perù, per la ripidissima parete sud; bivaccava, tornava in basso, riprovava.

 

Non traiamo conclusioni. L’alpinismo nella sua vera essenza non ha formazioni fisse, campi di gioco delimitati, schemi, tifosi che vogliono goal o l’atterramento dell’avversario o l’abbattimento del record.
L’alpinismo ha regole morali perché si rischia molto e quindi la coscienza, per chi tiene alla pelle, è costretta ad un superlavoro dovendo valutare in ogni momento se quel rischio è giustificabile, se è lecito esporre la propria vita e quella degli altri per compiere l’impresa.
Una volta fatta la scelta di fondo, quella cioè di praticare l’alpinismo, rimane il problema dell’equilibrio psicofisico per non superare i propri limiti ma anche per non rimanere sempre e tanto al di sotto di essi.
In questa ottica l’esperienza “Ande ‘80” rappresenta per noi una grande conquista proprio perché abbiamo agito al limite delle nostre possibilità.
Limite attribuibile: in parte all'inesperienza anche se in fase preparatoria abbiamo spremuto meningi, nostre e quelle di amici con all’attivo spedizioni in Bolivia e in Perù, quindi valide per confronto e molteplicità; in parte ad eventi imponderabili come il golp militare in Bolivia che ci ha costretto ad optare per il Perù cinque giorni prima della partenza; in parte all’incidente d’auto a venti Km da Fabriano con due componenti ricoverati in ospedale per una settimana, e contusi più o meno seriamente gli altri quattro; in parte al maltempo proprio nella fase cruciale della scalata, maltempo sempre possibile ma indubbiamente molto condizionante.
Altri limiti sono dovuti ad una infinità di fattori su cui non occorre dilungarsi: tenuta fisica, volontà, determinazione, coraggio. E’ chiaro che si può migliorare in tutto; oggi stanno prendendo campo le pratiche yoga e training autogeno, settori che non dovrebbero essere trascurati e snobbati. Il superamento dei limiti è in sostanza una maturazione personale e di gruppo che avviene con l’esperienza diretta e con quella altrui.

Abbiamo sempre sostenuto che “Ande ‘80” non è un punto di arrivo ma una tappa verso mete sempre più qualificate ed affascinanti.
Archiviamo una iniziativa nata tanto tempo fa che ci ha molto impegnati permettendoci di fare un salto di qualità e di qualificare anche la Sezione ma che soprattutto ci ha donato beni sempre più rari: l’amicizia, l’accordo assoluto, la stima e la fiducia.