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Una spedizione extraeuropea è caratterizzata da varie fasi,
da diversi momenti che come tante tessere di un mosaico
acquistano una forma ed un senso dal modo in cui sono
combinate tra di loro. Anche in altre attività si verifica
quanto sopra ma in queste le varie tessere sono più
omogenee.
Quando nella spedizione il top è la conquista della vetta,
tale evento offusca il resto e ciò porta inevitabilmente a
trascurare nei resoconti tante altre esperienze, che in
questa relazione si è cercato di evitare.
La spedizione “Ande ‘80” non può certamente essere
annoverata tra i grandi avvenimenti alpinistici nazionali ne
può generare particolari interessi per gli esperti, per gli
addetti ai lavori.
Anche oggi, a cose fatte ed a mente fredda, ci rimangono
dubbi su certe scelte, su questo o quel materiale, sul tipo
di acclimatazione e via di seguito. Dubbi e problemi ne
abbiamo avuti sin dall’inizio, dalla fase organizzativa e
anche prima, possiamo dire, dal concepimento.
Il motivo di queste perplessità è molto semplice: abbiamo
sempre operato, sia in fase organizzativa sia in fase
operativa, al limite delle nostre capacità.
Non vogliamo inserirci in una graduatoria di valori ma
semplicemente affermare che ciò che abbiamo realizzato
potrebbe per gente più esperta rappresentare un semplice
allenamento mentre per altra meno preparata risultare
impossibile.
Per esempio, abbiamo conosciuto a Lima un portatore di
handicap, Mario Gherardi di Bergamo, che ha una gamba fuori
uso e cammina con le stampelle: si accingeva a scalare la
più alta vetta del Perù, lo Huascaran di 6.768 m.
Incontriamo spesso anche sulle nostre montagne gente che
sale e scende per rocce sempre più acrobaticamente, sempre
più da funamboli, sempre più meccanicamente, sempre più…
Messner conquista da solo, senza ossigeno, l’Everest;
cinquanta alpinisti veneti operano contemporaneamente
sull’Everest con una spedizione che ha del faraonico.
Nella zona in cui noi sei, con l’aiuto di due portatori,
arrancavamo faticosamente per raggiungere un 6.000 di media
difficoltà c’era il californiano Steve Brewer che scalava il
Yerupajà, 6.634 m, la seconda cima del Perù, per la
ripidissima parete sud; bivaccava, tornava in basso,
riprovava. |
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Non traiamo conclusioni. L’alpinismo nella sua vera essenza
non ha formazioni fisse, campi di gioco delimitati, schemi,
tifosi che vogliono goal o l’atterramento dell’avversario o
l’abbattimento del record.
L’alpinismo ha regole morali perché si rischia molto e
quindi la coscienza, per chi tiene alla pelle, è costretta
ad un superlavoro dovendo valutare in ogni momento se quel
rischio è giustificabile, se è lecito esporre la propria
vita e quella degli altri per compiere l’impresa.
Una volta fatta la scelta di fondo, quella cioè di praticare
l’alpinismo, rimane il problema dell’equilibrio psicofisico
per non superare i propri limiti ma anche per non rimanere
sempre e tanto al di sotto di essi.
In questa ottica l’esperienza “Ande ‘80” rappresenta per noi
una grande conquista proprio perché abbiamo agito al limite
delle nostre possibilità.
Limite attribuibile: in parte all'inesperienza anche se in
fase preparatoria abbiamo spremuto meningi, nostre e quelle
di amici con all’attivo spedizioni in Bolivia e in Perù,
quindi valide per confronto e molteplicità; in parte ad
eventi imponderabili come il golp militare in Bolivia che ci
ha costretto ad optare per il Perù cinque giorni prima della
partenza; in parte all’incidente d’auto a venti Km da
Fabriano con due componenti ricoverati in ospedale per una
settimana, e contusi più o meno seriamente gli altri
quattro; in parte al maltempo proprio nella fase cruciale
della scalata, maltempo sempre possibile ma indubbiamente
molto condizionante.
Altri limiti sono dovuti ad una infinità di fattori su cui
non occorre dilungarsi: tenuta fisica, volontà,
determinazione, coraggio. E’ chiaro che si può migliorare in
tutto; oggi stanno prendendo campo le pratiche yoga e
training autogeno, settori che non dovrebbero essere
trascurati e snobbati. Il superamento dei limiti è in
sostanza una maturazione personale e di gruppo che avviene
con l’esperienza diretta e con quella altrui.
Abbiamo sempre sostenuto che “Ande ‘80” non è un punto di
arrivo ma una tappa verso mete sempre più qualificate ed
affascinanti.
Archiviamo una iniziativa nata tanto tempo fa che ci ha
molto impegnati permettendoci di fare un salto di qualità e
di qualificare anche la Sezione ma che soprattutto ci ha
donato beni sempre più rari: l’amicizia, l’accordo assoluto,
la stima e la fiducia. |