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Si trova nella Cordillera Huayhuash che si sviluppa da nord a sud per
circa 30 Km. con sei cime principali al di sopra del 6.000
m.
I gruppi più importanti sono:
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Jrishanca con il Rondoy Sur 5.883 m e
Rondoy Norte 5.820 m, Jrishanca 6.126 m, Jrishanca Chico
5.270 m;
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Siulà-Sarapo con il Jurau 5.740 m, Siulà
Grande 6.356 m, Sarapo 6.143 m., Oeste 5.567 m;
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Yerupajà con Espolon 5.457 m, Sam 5.830 m,
Yerupajà Chico 6.129 m, Yerupajà 6.634 m;
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Carnicero 5.980 m, Trapecio 5.653 m,
Puscanturpa Norte 5.652 m;
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Rasac con Rasac Norte 5.245 m, Rasac Central
5.617 m, Rasac Principal 6.040 m, Seria 5.860 m, Rosario Sur
5.616 m, Tsacra Grande 5.774 m, Aconcanha Norte 5.647 m.
Il Rasac, anche se dominato dal maestoso Yerupajà, presenta cime
selvagge di notevole bellezza ed imponenza. La parete sud,
solcata da un evidente spigolo roccioso, rappresenta
tutt’ora uno dei più grossi problemi alpinistici.
La parete nord lunga quasi 3 Km. ed alta, nella parte
mediana, circa 600 metri, contrasta con il candore dei
ghiacciai circostanti.
Il Rasac Principal, meta della nostra spedizione, è stato
salito per la prima volta l'8 agosto 1936 da E. Schneider e,
per la seconda, nel luglio 1954 da H. Klier e K. Lugmayer
delle spedizione austriaca Hans Kinzl (di cui faceva parte
anche Wast Mariner) che redasse una notevole monografia più
volte citata in quella validissima scritta da Annibale
Bonicelli del Cai Bergamo.
La Cordillera di Huayhuasch è ubicata nei Dipartimenti di
Ancash e Huànuco. Carta al 100.000 IGM Lima 1977 foglio 21
Yanahuanca.
Scalata
Dal campo base con le spalle alla laguna seguire il sentiero di dx quasi
a ridosso dei ripidi spalloni che formano i contrafforti
ovest del Rasac; dopo appena 5’ si incrocia il sentiero che
si inerpica su tali contrafforti verso la laguna Rasac e la
zona del Tsacra; continuare diritti fino ad una ampia
forcella quindi costeggiare il lato dx del lago Salteracocha
in tutta la sua lunghezza (1 h).
A questo punto il sentiero sale ripido con diverse svolte in mezzo ad
abbondante vegetazione per poi, superato il crinale,
scendere leggermente verso un largo invaso con a sx i
ghiacciai del Rondoy e dell’Jrishanca (1-2 h). Lasciato alle spalle il lago salire a sx della pietraia con ripidissima,
continua, tirata fino al margine inferiore di una zona
caratterizzata da grossi massi; croce a dx ed immagine sacra
su una pietra (2-4 h).
Traversata tale zona si incontra un masso più grosso a forma di fungo;
poco dopo ricomincia il sentiero che sale prima verso sx poi
diritto ed ancora ripido fino ad un costone roccioso da
girare sulla sx o da risalire facilmente fino ad un tratto
in leggera salita (1– 5 h).
Di nuovo, sempre su sentiero ben marcato, superare due dossi:
ripidissimo e più lungo il primo, più evidente ed agevole il
secondo; ancora un tratto che costeggia le imponenti pareti
rocciose (a dx) e gli innumerevoli seracchi e crepacci (a sx)
fino a quota 5.200 m (1-6 h).
Le tendine si piazzano su pietraia vicino ad un grosso masso accostato
alla parete; l’acqua scorre a rigagnoli verso il ghiacciaio. La zona non è accogliente e le pareti soprastanti incutono un certo
timore per la caduta di sassi anche se la roccia è molto
compatta.
Dal campo salire per 10’ fino ad una paretina da superare con facile
arrampicata (se c’è molta acqua salire a sx tra ghiaccio e
roccia) fino al secondo balzo più impegnativo che immette
alla parte finale della morena ancora salendo un po’ a dx su
massi instabili, un po’ sul fondo dove scorre acqua, un po’
a sx sul ghiaccio (1 h).
Deviare decisamente a sx quando il ghiacciaio diventa accessibile e
guadagnare il plateau soprastante che si apre in ambiente
grandioso (1–2 h).
Seguire l’andamento del ghiacciaio da ovest verso est con di fronte
l’evidente colle tra il Yerupajà ed il Rasac facendo
attenzione ai numerosi crepacci alcuni dei quali poco
visibili.
Il ghiacciaio sale con leggera ma costante pendenza fino a circa la sua
linea mediana (1-3 h) che corrisponde anche alla metà della
rocciosa parete nord del Rasac; poi la pendenza aumenta per
superare un dosso che porta sotto il colle (1-4 h). |
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Non ci sono particolari problemi per piazzare il campo; fare comunque
attenzione ai ghiacciai pensili del Rasac che lasciano
precipitare alcuni seracchi lungo la parete; inoltre verso
il colle, il plateau si restringe ed a sx incombono i
giganteschi seracchi dello Yerupajà.
La zona più sicura è poco dopo l’inizio del plateau a quota 5.350 m.
Primo tentativo fallito
Dal campo 1 a 5.200 m, fino alla parte mediana del ghiacciaio (3h)
quindi a dx in zona molto crepacciata sotto la parete (1/2 –
3 ½); attaccare subito a sx del ghiacciaio stesso;
arrampicare per rocce molto articolate e friabili obliquando
a sx per cenge evidenti e paretine fino a raggiungere uno
sperone a q. 5.650 che taglia verticalmente la parete (2½-6 h).
Da questo punto si è fuori dalle scariche dei soprastanti ghiacciai
pensili ma rimane costante il pericolo della caduta pietre.
Arrampicare ancora obliquando a sx, di fronte ad un ghiacciaio pensile,
ma in modo meno accentuato per guadagnare più quota.
Il nostro tentativo si è fermato (causa stanchezza ed incipiente cattivo
tempo) a q. 5.800 (1–7 h); I e II grado; metri 600 dal campo
1, metri 300 dall’attacco; discesa a corde doppie obliquando
a sx, guardando la parete; chiodi lasciati.

Secondo tentativo, riuscito
Il campo 1 è stato portato sul plateau prima a 5.500 m, poi, dopo la
caduta notturna di un enorme seracco, a 5.350 m; da questo
punto si sale fin sotto il colle (1 h) precedentemente
attrezzato con due corde fisse. Risalire da q. 5.600 verso dx tra i pinnacoli di ghiaccio tipo
“penitentes” della cresta n.e., quindi attaccare la parete
nel punto dove chiaramente il ghiacciaio si salda con la
roccia permettendo un passaggio agevole, circa a metà colata
di ghiaccio (1–2 h).
Il primo tiro su roccia è esposto (III) ed obliqua leggermente verso dx;
continuare tirate di II sempre in diagonale dx puntando
verso un grosso gendarme della cresta (2–4 h). Superarlo in parete verso dx con traversata esposta e due passaggi di
III fino alle rocce rotte della soprastante cresta (1- 5 h).
Continuare sulla cresta tra roccia e ghiaccio con salti discontinui per
pendenza e difficoltà fino ad un piccolo intaglio, I e II (1
– 6h).
Attaccare l’ultimo salto per rocce e ghiaccio arrampicando sul filo
della cresta, più spostati in parete; l’ultimo tiro porta
proprio ad un intaglio tra il ghiaccio a q. 6.020 posto
sulla grande cornice della cima a q. 6.040 (1–7 h); metri
690 dal campo 1 e 440 dall’attacco.
Dall’intaglio discesa a corde doppie molto in obliquo a dx (guardando la
parete) per evitare le scariche di sassi fino a q. 5.850 (4 h
– n° 6 doppie da 40 metri, 2 corde rimaste in parete per
impossibilità di recupero causa ghiaccio formatosi per le
pessime condizioni meteo).
Bivacco su di un terrazzino di 3x2 metri di larghezza posto sotto un
poco aggettante strapiombo.
Discesa con 2 corde doppie in verticale poi lunga traversata a dx per
circa 100 metri fino ad un comodo terrazzino riparato da uno
strapiombo e sopra al piccolo ghiacciaio pensile posto a
metà parete (2 h); con 1 doppia in verticale portarsi sul
ghiacciaio stesso quindi scendere prima per un imbuto
scivoloso poi a dx su piccoli ed infidi “penitentes” per
raggiungere gli evidenti seracchi; ancora in corda doppia su
terreno poco inclinato ma scivoloso per guadagnare una
specie di trincea tra rocce al riparo dalle scariche che
cadono con frequenza impressionante dato il veloce
scioglimento della neve caduta durante la tormenta serale (2-4 h).
Perdere quota il libera per facili roccette in obliquo a sx fino ad un
canale quasi verticale da scendere in doppia per 40 metri
che termina in una piccola conca detritica; spostarsi un po’
a dx e con nuova doppia di 40 metri superare lo strapiombo
fino alla zoccolo della parete (2–6 h).
Scendere un ultimo saltino di roccia, superare un bastione di ghiaccio
alto 2 metri, traversare i piccoli “penitentes” fino al
plateau (1/2–6½ h).
Discesa al campo 1, q. 5.350 (1/2 –7 h).
L’ultimo tratto della penultima doppia è comune alla discesa del primo
tentativo. |